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SEO tecnica per WordPress: indicizzazione e Search Console guida 2025

Se gestisci un sito WordPress e non vedi il tuo contenuto nei risultati di Google, il problema spesso non è nel testo, ma nelle fondamenta tecniche. La SEO tecnica per WordPress è il processo che assicura che i motori di ricerca possano trovare, comprendere e indicizzare correttamente le tue pagine, evitando errori comuni che bloccano la visibilità.

In questa guida pratica per il 2025, ti mostriamo come configurare WordPress per una indicizzazione ottimale e come utilizzare Google Search Console per monitorare lo stato del tuo sito. Non si tratta di astruserie da sviluppatori, ma di interventi concreti che ogni webmaster o responsabile marketing può implementare per garantire che ogni articolo, prodotto o servizio offerto sia immediatamente accessibile a chi cerca il tuo brand o le tue soluzioni.

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Imparerai a verificare l’accessibilità dei motori di ricerca, a gestire il file robots.txt, a correggere errori di indicizzazione comuni e a sfruttare gli strumenti di Search Console per inviare il tuo sitemap. L’obiettivo è eliminare i blocchi invisibili che tengono il tuo sito fuori da Google, trasformando WordPress in una piattaforma performante e pronta per competere nelle SERP. Se il tuo sito è una libreria, questo è il catalogo che deve essere pubblicamente accessibile: facciamo in modo che nessuna scaffalatura resti chiusa.

Un corretto setup tecnico è il primo passo per generare lead organici. Se non sei sicuro di come configurare questi elementi o se vuoi un’audit completa per identificare ostacoli tecnici che stanno frenando il tuo posizionamento, il nostro team di consulenti è pronto ad aiutarti. Richiedi una valutazione tecnica gratuita del tuo WordPress e scopri come ottimizzare la tua infrastruttura per Google.

Proseguiamo con le verifiche di base e le impostazioni essenziali per un WordPress indicizzato correttamente.

Introduzione alla SEO Tecnica WordPress 2025

La SEO tecnica per WordPress è la fondazione invisibile su cui costruisce il successo di ogni sito web nel 2025. Non si tratta solo di contenuti di qualità o di link esterni, ma di garantire che i motori di ricerca come Google possano accedere, interpretare e classificare correttamente le tue pagine. Per le PMI e la PA, un sito WordPress tecnically sound è la differenza tra essere trovati da potenziali clienti o essere sommersi dalla concorrenza.

In questo contesto, la indicizzazione è il primo passo critico. Se Google non può trovare le tue pagine, non le posizionerà mai. La Search Console diventa quindi il tuo strumento diagnostico principale: un cockpit da cui monitorare lo stato di indicizzazione, rilevare errori e comunicare direttamente con il motore di ricerca. La guida 2025 si concentra su come sfruttare queste basi tecniche in un ecosistema digitale sempre più competitivo.

Per una PMI, un sito lento o con errori di crawl può costare visitatori preziosi. Per la PA, garantisce accessibilità e conformità. Questa introduzione ti mostra perché la SEO tecnica non è più opzionale e come un approccio strutturato alla indicizzazione WordPress tramite la Search Console può trasformare la tua presenza online in un asset misurabile e performante.

L’evoluzione dell’algoritmo Google e il SEO tecnico

L’evoluzione dell’algoritmo Google e il SEO tecnico

Google evolve costantemente, spostando il focus da semplici keyword a un’esperienza utente olistica. Per WordPress, questo significa che il SEO tecnico non è più solo sitemap e meta tag: è la base che garantisce che il sito sia veloce, accessibile e stabile sotto ogni condizione.

L’algoritmo ora premia siti che offrono Core Web Vitals eccellenti e una struttura pulita, dove l’indicizzazione effettiva dipende da come WordPress gestisce risorse, redirect e contenuti duplicati. Ignorare questi aspetti significa perdere posizionamenti, indipendentemente dalla qualità dei contenuti.

Il SEO tecnico moderno per WordPress richiede quindi una gestione proattiva dell’infrastruttura, monitorata attraverso strumenti come Search Console, che diventa il barometro essenziale della salute del sito.

Perché WordPress rimane la piattaforma dominante per la SEO

Perché WordPress rimane la piattaforma dominante per la SEO

WordPress occupa oltre il 40% del mercato dei CMS, e questa dominanza non è casuale. La sua architettura open-source offre una base tecnica già ottimizzata per l’indicizzazione, con permalinks personalizzabili, sitemap XML generate automaticamente e una struttura di codice pulita che i crawler di Google interpretano facilmente. A differenza di piattaforme chiushe, WordPress permette un controllo granulare: puoi gestire meta tag, titoli, descrizioni e dati strutturati senza ricorrere a sviluppatori per ogni piccolo aggiustamento.

Un altro vantaggio decisivo è l’ecosistema di plugin SEO maturissimo. Strumenti come Yoast SEO o Rank Math offrono dashboard intuitive per analizzare la leggibilità dei contenuti, gestire redirect 301 e ottimizzare la velocità di caricamento – fattori critici per il posizionamento nel 2025. Questi plugin non si limitano a suggerimenti: integrano direttamente con Google Search Console, semplificando l’invio di sitemap e il monitoraggio degli errori di indicizzazione.

Infine, WordPress è scalabile. Che tu gestisca un blog aziendale, un portale PA o un e-commerce, la piattaforma supporta migrazioni, multilingua e integrazioni con sistemi CRM o di marketing automation senza perdere l’ottimizzazione SEO. Per le PMI e la PA, questo significa mantenere un sito agile e performante, riducendo i costi tecnici a lungo termine.

Configurazione Base: Hosting, Caching e CDN

Configurazione Base: Hosting, Caching e CDN

Prima di toccare anche una sola riga di codice in WordPress, la performance del tuo sito dipende dal 70% da una base solida. Hosting, caching e CDN sono i pilastri che reggono la velocità di caricamento e l’affidabilità tecnica, fattori che Google valuta direttamente per il posizionamento. In questa guida, impostiamo le fondamenta corrette per un WordPress pronto alla scalabilità.

Scelta dell’Hosting: le Opzioni Strategiche

L’hosting non è un costo, è un investimento tecnologico. Per un sito WordPress, non esiste una soluzione unica, ma una scelta basata sulle tue risorse (tempo, budget, competenze interne) e sulle tue aspettative di crescita.

  • Hosting Condiviso (Shared): Ideale per iniziare. La tua installazione WordPress vive in un ambiente condiviso con altri siti. Il pro è il costo basso. Il contro è la performance e sicurezza ridotte, dipendenti dal carico degli altri “vicini di casa”. Sconsigliato per e-commerce o siti con traffic elevato.
  • VPS (Virtual Private Server): Un server virtuale dedicato. Hai risorse garantite (CPU, RAM) e controllo completo. È la scelta perfetta per PMI o siti WordPress professionali che già hanno un traffico consistente o gestiscono dati sensibili (es. registri di PA, CRM). Richiede competenze di amministrazione server di base o un fornitore gestito.
  • Hosting Gestito (Managed WordPress): La soluzione ottimale per chi non ha un team IT dedicato. Il provider ottimizza l’ambiente specifico per WordPress: aggiornamenti automatici del core, sicurezza a livello server, backup, caching e supporto specializzato. È l’opzione più costosa ma la più sicura e performante per aziende e PA.
  • Cloud (es. AWS, Google Cloud): Massima scalabilità e flessibilità. Risorse dinamiche in base al traffico. Complesso da configurare e mantenere, adatto a progetti con esigenze molto specifiche o portali enterprise. In genere richiede un partner tecnico (come un’agenzia di sviluppo o un system integrator) per l’architettura e la manutenzione.

Criteri di Scelta Pratici per PA/PMI: Verifica sempre i seguenti punti prima dell’acquisto: presenza di backup automatici giornalieri, supporto tecnico reattivo (non solo chatbot), utilizzo di server con tecnologia SSD (più veloci degli HDD), e, fondamentale, supporto alle ultime versioni di PHP (8.2+). Per la pubblica amministrazione, valuta la certificazione sui requisiti di sicurezza e la localizzazione dei data center in territorio italiano o europeo per la GDPR.

Caching: Performance in Tempo Reale

Il caching è come avere una “copia veloce” delle tue pagine web. Invece di ricostruirla ogni volta da zero, il server la serve rapidamente. Riduce drasticamente il carico sul database e migliora il Time to First Byte (TTFB), un segnale diretto per i motori di ricerca.

Livelli di Caching

  • Caching a Livello Server (Page Cache): Si attiva direttamente sul server (es. Redis o Memcached su VPS, o soluzioni proprietarie su hosting gestito). È il più efficace e trasparente per l’utente. Se il tuo hosting non lo offre, puoi implementarlo con plugin WordPress come W3 Total Cache o WP Rocket.
  • Caching a Livello Browser: Consente al browser di memorizzare asset statici (immagini, CSS, JS) in locale, evitando di riscaricarli ad ogni visita. Si configura tramite i file .htaccess o le impostazioni del server.
  • Caching dei Plugin: Soluzione popolare e immediata. Plugin come WP Super Cache o LiteSpeed Cache generano pagine HTML statiche. Attenzione: devono essere configurati correttamente per evitare problemi di coerenza (es. un carrello non si aggiorna).

Consiglio Operativo: Inizia con la combinazione più semplice: caching a livello server (se disponibile) + caching browser. Se usi un hosting condiviso, attiva un plugin di caching e monitora la configurazione con strumenti come GTmetrix o PageSpeed Insights per verificare l’effetto.

CDN: Rete di Distribuzione dei Contenuti

Un CDN (Content Delivery Network) distribuisce le tue immagini, CSS e JavaScript su una rete globale di server. Quando un visitatore accede al sito, scarica questi asset dal server più vicino a lui geograficamente, riducendo drasticamente i tempi di caricamento.

Un CDN non sostituisce un hosting di qualità, ma ne potenzia le performance a livello globale. Per un pubblico principalmente italiano, i benefici sono meno evidenti, ma diventano cruciali se hai un pubblico internazionale o se il tuo hosting si trova in una località con connessioni lente verso l’Italia.

Alcuni provider di hosting offrono CDN integrati o partenariati (es. Cloudflare). Valuta sempre la soluzione più semplice e integrata, a meno che tu abbia esigenze di configurazioni avanzate (rules specifiche, WAF, ecc.).

Configurazione Pratica: Passo dopo Passo

  1. Valuta l’hosting attuale: Usa strumenti come GTmetrix o Pingdom per misurare il TTFB (Time to First Byte). Un valore sotto 200ms è eccellente, sopra i 400ms indica un problema di base (hosting lento, mancanza di caching).
  2. Attiva il caching a livello server: Se il tuo hosting lo supporta (contatta l’assistenza), è la prima cosa da fare. Altrimenti, installa e configura un plugin di caching. Imposta una regola di scadenza per la cache delle pagine (es. 24 ore) ma escludi le pagine di contatto o i form.
  3. Configura il caching browser: Inserisci nel file .htaccess della root del sito queste regole standard per immagini e file statici (verifica sempre che il server le supporti):
  4. <IfModule mod_expires.c>
    ExpiresActive On
    ExpiresByType image/jpg "access plus 1 year"
    ExpiresByType image/jpeg "access plus 1 year"
    ExpiresByType image/png "access plus 1 year"
    ExpiresByType text/css "access plus 1 month"
    ExpiresByType application/javascript "access plus 1 month"
    </IfModule>
  5. Attiva e sincronizza il CDN: Iscriviti a un servizio CDN (o usa quello integrato). Punti il DNS del tuo dominio verso il CDN. In WordPress, modifica i percorsi dei file statici (URL delle immagini) affinché puntino all’URL del CDN (molti plugin e CDN lo fanno automaticamente).
  6. Verifica e pulisci: Pulisci i cache (plugin e browser) dopo ogni modifica importante. Usa lo strumento “Integrazione cache” della Google Search Console per controllare come Google vede le tue pagine cache.

Errori Comuni da Evitare

  • Configurare più plugin di caching contemporaneamente: Causano conflitti e errori. Scegli un solo plugin.
  • Ignorare l’aggiornamento PHP: WordPress su PHP 8.2+ è significativamente più veloce e sicuro. Mantieni sempre la versione supportata.
  • Non escludere le pagine critiche dalla cache: Pagine come “Mio Account” o il carrello di un e-commerce non devono essere mai in cache, altrimenti l’utente non vede le sue azioni aggiornate.
  • Configurare un CDN senza ottimizzare le immagini: Il CDN distribuisce, ma non comprime. Usa plugin per la compressioni automatica (es. Imagify, ShortPixel) prima di farle girare sul CDN.

Come Possiamo Aiutarti

Una configurazione di hosting e caching errata può costarti molto in termini di prestazioni e opportunità perse. La nostra consulenza tecnica WordPress include un’analisi dettagliata del tuo setup attuale, un’ottimizzazione mirata di hosting, caching e CDN, e un report con i miglioramenti misurabili di velocità e stabilità. Se gestisci un portale PA o un e-commerce, una base solida è il primo step per una digitalizzazione efficace.

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Domande Frequenti

Ho un sito vetrina semplice. Vale la pena un CDN?

Dipende dal tuo pubblico. Se operi solo in Italia e hai un hosting di qualità, il guadagno è minimo. Se hai immagini di grande formato o punti a visitatori internazionali, un CDN è utile. Spesso i CDN hanno piani gratuiti per piccoli volumi.

Posso usare WordPress se non so programmare?

Assolutamente sì. WordPress è famoso per la sua usabilità. Per le configurazioni tecniche di hosting e caching, un hosting gestito è la scelta migliore, perché semplifica tutto. Per le personalizzazioni più profonde, la consulenza di un esperto è consigliata.

Qual è la differenza tra caching e CDN?

Il caching crea copie veloci delle pagine sul tuo server (o plugin) per ridurre il lavoro del database e del processore. Il CDN distribuisce gli asset statici (immagini, CSS) su una rete globale per essere consegnati più vicino al visitatore. Sono tecnologie complementari, non alternative.

Prossimo Step: Dopo aver impostato la base, il passo successivo è l’ottimizzazione on-page. Nella sezione successiva della guida, approfondiremo come ottimizzare i contenuti, i titoli e l’architettura di link interni con Yoast SEO o Rank Math.

Scelta dell’hosting: Shared vs VPS vs Managed WordPress

Scelta dell’hosting: Shared vs VPS vs Managed WordPress

La performance del tuo sito WordPress è strettamente legata al piano hosting scelto. Una decisione sbagliata può compromettere i Core Web Vitals e, di conseguenza, il posizionamento su Google.

Shared Hosting

È la soluzione più economica, ideale per blog personali o siti con traffico basso e stabile. Tuttavia, le risorse (CPU, RAM) sono condivise con altri utenti. Se un sito “vicino” subisce un picco di traffico, il tuo potrebbe rallentare. La configurazione è standard, con poche possibilità di personalizzazione.

VPS (Virtual Private Server)

Offre un ambiente isolato con risorse dedicate (o garantite), garantendo prestazioni più stabili e veloci. È la scelta perfetta per PMI, e-commerce o siti in crescita che necessitano di maggiore controllo e scalabilità. Richiede però competenze tecniche di base per la gestione del server o un amministratore di sistema.

Managed WordPress

È la soluzione più comoda e ottimizzata. L’hosting provider gestisce tutti gli aspetti tecnici: aggiornamenti automatici, backup giornalieri, sicurezza proattiva e cache ottimizzata per WordPress. È indicato per aziende e professionisti che vogliono concentrarsi sul contenuto, non sulla gestione del server, pur avendo prestazioni elevate.

Micro-CTA: La scelta dipende dalle tue risorse tecniche e dalle prospettive di crescita. Per un’analisi personalizzata che consideri i tuoi obiettivi di posizionamento, possiamo valutare insieme la soluzione hosting più adatta.

Gestione della cache lato server e plugin (WP Rocket, LiteSpeed)

Gestione della cache lato server e plugin

La cache è fondamentale per la performance e, indirettamente, per il posizionamento. Su WordPress, agiscono su due livelli: lato server (es. LiteSpeed) e lato applicazione (plugin).

Cache lato server (es. LiteSpeed)

Se il tuo hosting offre LiteSpeed (o simili come Nginx con microcaching), la cache viene gestita a livello di server. È più efficiente perché intercetta le richieste prima che arrivino a PHP. Devi attivare il modulo nel pannello di controllo (cPanel, DirectAdmin) e configurare le regole di cache (cache per pagine pubbliche, esclusioni per utenti loggati o carrello). Questo livello riduce drasticamente il carico sul server.

Plugin di cache WordPress (WP Rocket)

WP Rocket è un plugin premium che offre cache pagina (browser e server), ottimizzazione file CSS/JS, lazy loading e pulizia cache. Si configura con pochi clic: abilita la cache per tutti, attiva la compressione dei file, imposta l’ottimizzazione del caricamento. È compatibile con LiteSpeed: se hai entrambi, WP Rocket integra l’opzione “LiteSpeed Cache” per sincronizzare le impostazioni.

Procedura operativa

  • Verifica hosting: controlla se il tuo server supporta cache lato server (LiteSpeed, Varnish, Nginx).
  • Attiva modulo server: dal pannello di controllo, attiva il modulo di cache e configura le regole base (escludi pagine con carrello o form di contatto).
  • Installa plugin cache: scegli uno strumento come WP Rocket o LiteSpeed Cache (se usi LiteSpeed). Configura la cache per pagine pubbliche, imposta la durata della cache (es. 24 ore).
  • Testa la performance: usa PageSpeed Insights o GTmetrix dopo aver pulito la cache. Monitora i tempi di risposta.
  • Configura esclusioni: escludi URL dinamici (area clienti, checkout) per evitare cache su contenuti non statici.

Errori comuni: non dimenticare di purgare la cache dopo aggiornamenti plugin o contenuti. Usa una regola di cache per utenti loggati solo se necessario, altrimenti rallenta il sito.

CDN e Edge Computing: Cloudflare e l’importanza della latenza

CDN e Edge Computing: Cloudflare e l’importanza della latenza

La velocità di caricamento è un fattore di ranking cruciale per Google e impatta direttamente l’esperienza utente. La latenza – il tempo che impiega una richiesta a viaggiare dal server al visitatore – è spesso il colpevole di siti lenti, specialmente per pubblico geograficamente distante dal tuo hosting.

Un Content Delivery Network (CDN) come Cloudflare risolve questo problema distribuendo una copia della tua pagina web su server sparsi per il mondo (punti di presenza o POP). Quando un utente visita il tuo sito, la richiesta viene instradata al POP più vicino, riducendo drasticamente la latenza e migliorando i Core Web Vitals.

L’edge computing di Cloudflare va oltre: permette di eseguire codice direttamente sulle reti distribuite (ad esempio per il routing dinamico, la sicurezza avanzata o l’ottimizzazione delle immagini). Per un sito WordPress, l’integrazione è semplice: basta modificare i DNS per puntare a Cloudflare e attivare le ottimizzazioni di cache. Il risultato è un sito più veloce, più sicuro e più performante in ogni angolo del mondo.

Core Web Vitals e Performance Tecnica

Core Web Vitals e Performance Tecnica: perché contano per il tuo WordPress

I Core Web Vitals sono le metriche fondamentali che Google usa per misurare l’esperienza utente di un sito web. Per un sito WordPress, non si tratta solo di aspetti estetici: un WordPress lento o instabile perde posizioni in SERP e conversioni. La performance tecnica è il fondamento su cui costruire una SEO tecnica solida.

Le tre metriche chiave sono:

  • LCP (Largest Contentful Paint): tempo di caricamento del contenuto principale. L’obiettivo è sotto i 2,5 secondi.
  • FID (First Input Delay): tempo di risposta all’interazione utente (clic, tap). L’obiettivo è sotto i 100 millisecondi. (Nota: dal 2024 è in fase di sostituzione con INP, Interaction to Next Paint, ma per ora FID rimane un riferimento).
  • CLS (Cumulative Layout Shift): stabilità visiva del layout. L’obiettivo è sotto 0,1.

Un WordPress che trascura questi valori rischia non solo un posizionamento più basso, ma anche un alto tasso di rimbalzo e utenti frustrati.

Come misurare i Core Web Vitals sul tuo WordPress

Non puoi ottimizzare ciò che non misuri. Per un sito WordPress, ci sono strumenti specifici e integrati:

  • Google PageSpeed Insights: inserendo l’URL, ottieni un report completo per mobile e desktop con i valori LCP, FID, CLS e suggerimenti concreti.
  • Search Console: la sezione “Esperienza pagina” mostra i report Core Web Vitals, evidenziando le pagine problematiche del tuo sito.
  • Lighthouse (in Chrome DevTools): per un’analisi approfondita in locale o sui singoli template.
  • GTmetrix o WebPageTest: per analisi più dettagliate con waterfall chart e monitoraggio storico.

Per un sito WordPress, è fondamentale controllare queste metriche sia su homepage, che su pagine chiave (es. servizi, contatti) e su articoli del blog.

Ottimizzazione LCP: velocità di caricamento del contenuto

Il contenuto principale (LCP) su un WordPress è spesso un’immagine, un testo in hero o uno slider. Per ottimizzarlo:

Immagini ottimizzate

Le immagini sono il principale colpevole di LCP lento. Azioni concrete per WordPress:

  • Compressione WebP: converti immagini in formato WebP (offre compressione migliore). Plugin come ShortPixel o Smush possono farlo automaticamente.
  • Lazy Loading nativo: WordPress 5.5+ supporta il lazy loading nativo (`loading=”lazy”`). Assicurati che sia attivo e non sovrascritto da plugin.
  • Dimensioni corrette: Carica immagini alla risoluzione esatta per il layout. Evita di caricare un’immagine 2000x1500px per un div 400x300px.
  • CDN (Content Delivery Network): Serve file statici (immagini, CSS, JS) da server vicini all’utente. Riduce drasticamente i tempi di risposta.

Ottimizzazione server e caching

Un server lento influisce su tutti i Core Web Vitals. Considera:

  • Caching a livello server: Configura caching (es. Redis o Memcached) per ridurre i carichi sul database WordPress.
  • Caching page: Plugin come WP Rocket o W3 Total Cache generano HTML statico, migliorando LCP per visitatori non loggati.
  • Hosting performante: Un hosting con SSD, PHP 8.x e HTTP/2 è essenziale. Valuta server dedicati o VPS per siti con alto traffico.

Ottimizzazione FID/INP: migliorare la reattività alle interazioni

FID (o INP) misura quanto è reattivo il sito a un’interazione utente. WordPress, con la sua complessità, può avere problemi di questa metrica.

JavaScript pesante e render-blocking

  • Defer e Async: Per script non critici (es. analytics, social share), usa `defer` o `async` per non bloccare il parsing del HTML. Molti plugin di caching lo fanno automaticamente.
  • Unisci e minifica CSS/JS: Riduci il numero di richieste HTTP e la dimensione dei file. Plugin di ottimizzazione performance fanno questo lavoro, ma controlla sempre che non rompano la funzionalità del sito.
  • Limita plugin non essenziali: Ogni plugin aggiunge JavaScript e CSS. Disattiva e rimuovi plugin inutilizzati.

Correzione di layout problemi comuni in WordPress

  • Slider e gallerie pesanti: Ottimizza le immagini e considera slider più leggeri o soluzioni CSS pure.
  • Font personalizzati: Carica solo i caratteri necessari (subset) e usa `font-display: swap;` per evitare FOIT (Flash of Invisible Text).
  • Elementi dinamici: Widget che si caricano in ritardo (es. form di contatto, commenti) possono causare FID alto. Valuta il caricamento differito (lazy loading) anche per sezioni complesse.

Ottimizzazione CLS: stabilità visiva del layout

CLS alto è frustrante: il contenuto salta mentre la pagina carica. In WordPress, succede spesso per:

  • Immagini senza dimensioni: Specifica sempre `width` e `height` negli attributi HTML o via CSS. WordPress aggiunge `width` e `height` di default nelle immagini del content editor, ma controlla che non vengano sovrascritti da CSS personalizzati.
  • Publicità o embed: Se usi Google AdSense o embed di video/terze parti, riserva lo spazio con CSS o aspetta il caricamento asincrono con dimensione fissa.
  • Font web che cambiano dimensione: Usa `font-display: swap;` e assicurati che la versione di fallback abbia dimensioni simili a quella caricata.
  • Aggiornamenti dinamici: Elementi che appaiono solo dopo il primo caricamento (es. banner di cookie, popup, notifiche) possono causare CLS. Usa spazi riservati o CSS per posizionarli in modo stabile.

Checklist operativa per WordPress

Segui questi passaggi per un’ottimizzazione sistematica:

  1. Analisi iniziale: Usa PageSpeed Insights e Search Console per identificare le metriche critiche e le pagine problematiche.
  2. Ottimizza immagini: Installa un plugin di compressione (es. ShortPixel) e converti in WebP. Attiva lazy loading nativo.
  3. Configura il caching: Attiva il caching di pagina (se il sito è principalmente statico) e il caching a livello server (chiedi al tuo hosting provider).
  4. Minifica e unisci: Usa un plugin di ottimizzazione per unire e minificare CSS e JS. Disabilita per le pagine di login/admin.
  5. Valuta i plugin: Fai un audit dei plugin. Rimuovi quelli non essenziali o sostituisci con soluzioni più leggere.
  6. Testa dopo ogni modifica: Dopo ogni ottimizzazione, testa di nuovo le Core Web Vitals per vedere i miglioramenti e verificare che non ci sia regressione nella funzionalità.

Se il tuo sito è complesso (e-commerce, multilingua, con molti plugin), queste ottimizzazioni richiedono competenze specifiche per evitare di rompere funzionalità critiche.

Errori comuni da evitare

  • Esagerare con i plugin di ottimizzazione: Avere più di un plugin per la stessa funzione (es. caching + minificazione) causa conflitti e problemi.
  • Ottimizzare solo la homepage: Google valuta le pagine utente. Ottimizza template di servizi, blog e contatti.
  • Ignorare i dispositivi mobili: Il mobile è prioritario. Testa sempre su connessioni lente (via PageSpeed Insights).
  • Non monitorare l’impatto: Prima di implementare grandi cambiamenti, fai un backup e testa su un ambiente staging.

Connessione con la SEO tecnica generale

Core Web Vitals e performance sono solo un pilastro della SEO tecnica per WordPress. Si collegano a:

  • Indicizzazione: Un sito lento può avere un crawl budget più basso, con pagine importanti indicate meno spesso.
  • Mobile-Friendly: La velocità mobile è un fattore di ranking diretto. Le Core Web Vitals di Google sono focalizzate sul mobile.
  • Struttura e sitemap: Una struttura chiara e una sitemap XML aggiornata aiutano Google a scoprire e indicizzare le tue pagine ottimizzate.

Come possiamo aiutarti con i Core Web Vitals

Culture Digitali offre un’analisi tecnica completa del tuo WordPress, non solo per le Core Web Vitals, ma per l’intera architettura SEO tecnica.

Il nostro approccio:

  • Audit tecnico SEO: Identifichiamo i colli di bottiglia (hosting, plugin, codice) che incidono su performance e indicizzazione.
  • Ottimizzazione tecnica: Implementiamo le correzioni necessarie (lazy loading, caching, ottimizzazione immagini, pulizia codice) in modo sicuro e compatibile.
  • Monitoraggio continuo: Configuriamo report per tracciare l’evoluzione delle Core Web Vitals e l’impatto sul posizionamento.

Se il tuo sito WordPress soffre di performance scadenti, perdiamo tempo ed energie su altri aspetti della SEO. Iniziamo con un audit mirato.

FAQ

Quanto tempo serve per vedere un miglioramento nelle Core Web Vitals?

I miglioramenti tecnici possono essere implementati in pochi giorni. Google impiega giorni o settimane per riprocessare le pagine e aggiornare i report in Search Console. La pazienza è fondamentale, ma i primi segnali si vedono già dopo l’ottimizzazione.

È necessario un plugin di caching per avere buoni Core Web Vitals su WordPress?

Non è un obbligo assoluto, ma è una delle ottimizzazioni più impattanti. Un sito WordPress senza cache e con un tema/temi complesso raramente raggiunge i valori target di LCP. Il caching statico è quasi indispensabile per siti con traffico.

Come gestire i Core Web Vitals su un e-commerce WordPress (WooCommerce)?

WooCommerce è più pesante di un blog base. Si consiglia un hosting ottimizzato per e-commerce, caching per pagine specifiche (es. non per il carrello), ottimizzazione aggressiva delle immagini prodotto e utilizzo di CDN. Ogni ottimizzazione va testata per non rompere la funzionalità di checkout.

Core Web Vitals sono diversi per mobile e desktop?

Sì. Google usa i valori mobile come fattore di ranking. È possibile avere un sito veloce su desktop ma lento su mobile. Le ottimizzazioni responsive e le immagini adattive sono cruciali. Usa sempre PageSpeed Insights nella vista “Mobile” per le tue analisi.

Largest Contentful Paint (LCP): Ottimizzare immagini e font

Largest Contentful Paint (LCP): Ottimizzare immagini e font

Il Largest Contentful Paint (LCP) misura il tempo necessario per rendere il contenuto più grande (immagine, blocco di testo, video) visibile all’utente. Per un sito WordPress, è uno degli indicatori Core Web Vitals più critici per l’esperienza utente e il posizionamento.

Come ottimizzare le immagini in WordPress

Le immagini non compresse e pesanti sono la causa principale di un LCP lento. Segui questi passaggi operativi:

  • Compressione preventiva: Prima di caricare, riduci la dimensione con strumenti come TinyPNG o Squoosh. Il formato WebP offre ottima qualità a dimensione ridotta.
  • Dimensioni corrette: Carica immagini alla risoluzione esatta in cui verranno visualizzate. Usa i srcset di WordPress per servire le dimensioni ottimali a ogni dispositivo.
  • Lazy Loading: Attivalo di default per le immagini fuori dalla viewport. WordPress 5.5+ lo fa nativamente, ma assicurati che plugin di caching non lo disattivino.
  • CDN per immagini: Utilizza una Content Delivery Network (es. Cloudflare, Jetpack Site Accelerator) per servire le immagini da server vicini all’utente.

Ottimizzazione dei font e risorse critiche

Anche i font (Google Fonts) e i file CSS/JS bloccanti possono ritardare il render della pagina.

  • Caricamento non bloccante dei font: Usa preconnect e preload per i font critici. In WordPress, puoi farlo tramite file functions.php o plugin dedicati.
  • Limita i caratteri: Non caricare l’intero set di pesi/stili. Usa solo ciò che serve (es. Regular e Bold).
  • Minificazione e fusione: Combina e minifica CSS/JS per ridurre le richieste HTTP. Attenzione a non rompere la funzionalità del sito: testa sempre dopo.

Un LCP sotto i 2,5 secondi è considerato “Buono”. Strumenti come Google PageSpeed Insights o GTmetrix ti aiutano a monitorare i progressi. L’ottimizzazione di immagini e font è un lavoro continuo, non un intervento una tantum.

Cumulative Layout Shift (CLS): Stabilità visiva e CSS

Cumulative Layout Shift (CLS): Stabilità visiva e CSS

Il Cumulative Layout Shift (CLS) misura quanto il contenuto della pagina si sposta visivamente durante il caricamento, un fattore cruciale sia per l’esperienza utente che per il posizionamento SEO. Per un sito WordPress, un CLS alto indica risorse CSS o immagini che modificano il layout dopo l’interazione iniziale, generando frustrazione e aumentando il tasso di rimbalzo.

Le cause più comuni in WordPress derivano da immagini senza dimensioni specificate, font caricati in modo asincrono, o annunci e widget che appaiono senza spazio riservato. Questi elementi ‘pushano’ il contenuto sottostante, creando un effetto ‘saliscendi’ disordinato.

Procedura operativa per ridurre il CLS in WordPress

  1. Definisci sempre le dimensioni delle immagini: Usa gli attributi HTML width e height o imposta una aspect-ratio in CSS. Questo riserva lo spazio visivo prima del caricamento dell’immagine, prevenendo spostamenti.
  2. Carica i font in modo efficiente: Evita il ‘flash of unstyled text’ (FOUT) utilizzando font-display: swap; nel CSS. Considera di incorporare i font direttamente o usarli tramite CDN affidabile per ridurre i tempi di risoluzione.
  3. Inserisci spazi riservati (placeholders) per elementi dinamici: Per slider, iframe, o widget di terze parti, definisci un’altezza minima in CSS (min-height) o usa un div contenitore con dimensioni fisse. Questo garantisce che lo spazio sia già occupato.
  4. Verifica con gli strumenti di sviluppo: Usa la scheda ‘Performance’ di Chrome DevTools per simulare connessioni lente e identificare gli elementi che causano lo shift. La sezione ‘Experience’ di Google Search Console fornisce un report aggregato del CLS per le pagine indicizzate.

Un CLS ottimizzato (ideale sotto 0.1) non solo migliora l’umore dell’utente, ma segnala a Google un sito ben costruito e affidabile, favorendo un posizionamento più stabile.

First Input Delay (FID) e Interaction to Next Paint (INP)

First Input Delay (FID) e Interaction to Next Paint (INP): Come Migliorare la Reattività del Sito

Migliorare le prestazioni del sito WordPress non significa solo caricare pagine veloci, ma garantire che l’utente non aspetti nulla dopo aver interagito con la pagina. Qui entrano in gioco due metriche Core Web Vitals fondamentali: la First Input Delay (FID) e l’evoluzione Interaction to Next Paint (INP), che misurano rispettivamente la reattività iniziale e complessiva.

Cos’è la First Input Delay (FID)

La FID misura il tempo (in millisecondi) che intercorre tra il primo interazione dell’utente con la pagina (es. un click su un link, un tocco su un pulsante, un tap su un input) e il momento in cui il browser risponde effettivamente a quell’interazione. Un valore FID alto significa che la pagina “bloccata” mentre sta processando JavaScript in background, creando un’esperienza frustrante.

Obiettivo per un sito performante (2025): < 100 ms. La soglia considerata “buona” per la User Experience.

Interaction to Next Paint (INP): La Sostituta della FID

L’INP è una metrica più completa introdotta per sostituire progressivamente la FID. Mentre la FID misura solo il primo input, l’INP misura la risposta di tutte le interazioni (clic, tastiera, pointer) durante l’intera durata della visita alla pagina. Tiene conto sia del “time to first byte” che del “paint” finale che visualizza la risposta visiva all’azione.

Il calcolo dell’INP è più robusto perché considera il percentile peggiorativo (98th percentile) di tutte le interazioni, rendendolo una misura più fedele alla performance reale percepita dall’utente.

Obiettivo per un sito performante (2025): < 200 ms (soglia “buona”).

Ottimizzazione Pratica su WordPress

Il problema principale per FID e INP su WordPress è spesso legato a JavaScript pesante (plugin, temi, script di tracciamento). Ecco un approccio step-by-step:

  1. Identifica le criticità: Usa lo strumento PageSpeed Insights di Google. Inserisci un URL di un’importante pagina del tuo sito (es. homepage, scheda prodotto, articolo del blog) e controlla le sezioni “Core Web Vitals Assessment” e “Opportunities”. Guarda i messaggi specifici su JavaScript che blocca il rendering (“Reduce unused JavaScript”) o script lenti.
  2. Valuta i plugin: Analizza l’impatto di ogni plugin. Plugin di e-commerce, builder visivi (es. Elementor, Divi) e plugin di marketing automation possono introdurre script non necessari su pagine dove non servono. Considera se alcuni plugin possono essere caricati solo su pagine specifiche tramite plugin di ottimizzazione.
  3. Caricamento asincrono e deferrato di JavaScript: Usa un plugin di ottimizzazione delle prestazioni (es. WP Rocket, FlyingPress, Autoptimize) per impostare l’opzione “Carica JavaScript defer” o “Carica JavaScript asincrono”. Questo impedisce che gli script blocchino il caricamento della pagina. Attenzione: testa sempre la funzionalità del sito dopo questa modifica, soprattutto per script che devono caricarsi prima del DOM (es. alcune integrazioni).
  4. Polyfill e Vendor Bundling: Assicurati che i temi e i plugin non includano bundle JavaScript “vendor” eccessivamente grandi per browser moderni. Se il sito utilizza polyfill per browser legacy, valuta se sono ancora necessari per il tuo pubblico (nel 2025, per la maggior parte degli utenti, no).
  5. Ottimizza CSS e Font: Un CSS ben ottimizzato e font locali (o caricati efficientemente) riducono il carico di lavoro del browser nel calcolare layout e renderizzare la pagina, aiutando indirettamente la reattività.

Micro-CTA: L’ottimizzazione di FID e INP richiede un’analisi tecnica approfondita. Se non sei sicuro di come procedere senza rompere funzionalità cruciali, un assessment rapido su una tua pagina critica è il primo passo essenziale.

Come possiamo aiutarti

Il miglioramento delle Core Web Vitals è una competenza chiave per chi gestisce un sito WordPress. Culture Digitali offre servizi mirati per PA e PMI:

  • SEO Tecnica Avanzata: Audit completo della performance web, comprensivo di FID, INP, LCP e CLS, con piano di ottimizzazione personalizzato.
  • Mantenimento WordPress Sicuro e Veloce: Pacchetti di manutenzione che includono aggiornamenti, backup e monitoraggio delle prestazioni.
  • Formazione per la PA/PMI: Corsi pratici su WordPress e SEO tecnica per internalizzare le competenze nel team.

Chiedi una consulenza gratuita per valutare lo stato attuale del tuo sito e ricevere un preventivo su misura.

Architettura del Sito e Struttura URL

Una solida architettura del sito e una struttura URL ben definita sono il fondamento della SEO tecnica. Un sito con un’architettura chiara aiuta i motori di ricerca a capire la gerarchia dei contenuti e a indicizzare in modo efficiente, migliorando visibilità e posizionamento. Per un’azienda che punta a stabilire topical authority, come Culture Digitali, è fondamentale che il sito sia costruito con un’organizzazione logica sin dall’inizio.

Se WordPress è il tuo CMS, strutturare il sito in modo corretto è relativamente semplice. Ma, come spesso accade, la semplicità dell’interfaccia può nascondere trappole tecniche. In questa guida, esaminiamo come progettare una struttura URL pulita e un’architettura informativa che supporti sia la navigazione dell’utente che il crawling dei bot.

Principi Fondamentali di Architettura del Sito

L’architettura di un sito si riferisce a come le pagine sono organizzate e collegate tra loro. Un’architettura ben pensata è come una mappa chiara per visitatori e motori di ricerca. L’obiettivo è avere una struttura ad albero semplice, dove le pagine più importanti (quelle pilastro) sono facili da raggiungere e ogni pagina è raggiungibile tramite un numero limitato di clic dalla homepage.

In WordPress, la gerarchia si basa su due elementi principali: le pagine (Pages) e le categorie (Categories). Le pagine sono ideali per contenuti atemporali (Chi Siamo, Contatti, Servizi), mentre le categorie raggruppano articoli di blog correlati. Evita di creare categorie troppo generiche o troppo specifiche; un buon compromesso è avere tra 5 e 10 categorie principali.

La Gerarchia delle Pagine: Creare una Piramide di Contenuti

Visualizza il tuo sito come una piramide. Alla base c’è la homepage, che fa da portale alle sezioni principali. Al secondo livello, troviamo le categorie e le pagine pilastro (es. “Servizi di Digitalizzazione”, “Consulenza Cybersecurity”). A livello inferiore, ci sono i contenuti specifici (articoli di blog, dettagli dei servizi, case study).

La navigazione a livello superiore (in WordPress, il menu principale) dovrebbe riflettere questa gerarchia. Usa una struttura a massimo 3 livelli di profondità per evitare che i contenuti importanti siano sepolti troppo in basso, rendendo difficile sia la navigazione per gli utenti che l’accesso per i crawler.

Struttura URL: Chiarezza e Logica

Gli URL sono le “indicazioni stradali” del tuo sito. Un URL pulito e descrittivo migliora l’esperienza utente e fornisce importanti segnali semantici a Google. In WordPress, puoi configurare la struttura degli URL premendo “Impostazioni” > “Permalink”.

Cosa Evitare Negli URL

  • Parametri dinamici inutili: Evita URL come www.example.com/?p=123. Non forniscono alcun contesto.
  • Caratteri speciali e accenti: Usa solo caratteri alfanumerici e trattini (–) come separatori. Evita spazi, underscore, caratteri accentati.
  • URL troppo lunghi e complessi: Un URL deve essere leggibile. Invece di www.example.com/category/wordpress/seo-tecnica/guida-2025-10-tips, preferisci www.example.com/wordpress/seo-tecnica/guida-2025.
  • Indicizzazione di archivi di categorie e tag: In WordPress, la struttura di default può generare URL per archivi di categorie e tag. Per evitare contenuti duplicati, è spesso meglio impostare noindex per questi archivi tramite Yoast SEO o Rank Math, a meno che non siano una parte strategica del tuo piano editoriale.

La Scelta della Struttura Permalink Ottimale

La struttura raccomandata per la maggior parte dei siti è “/%postname%/”. Questa struttura produce un URL come www.example.com/nome-articolo. È pulita, leggibile e include le parole chiave principali della pagina.

Per i siti di e-commerce o con contenuti gerarchici complessi, si può considerare la struttura “/%category%/%postname%/”, ma solo se la categoria è rilevante e non duplica il nome della pagina. Assicurati che la categoria sia breve e descrittiva.

Integrazione con Search Console: Verifica e Ottimizzazione

Una volta definite le regole, è cruciale monitorare come Google interpreti la tua architettura. Google Search Console (GSC) è lo strumento essenziale.

Verifica della Copertura e degli Errori

Nella sezione “Copertura” di GSC, monitora regolarmente la lista degli URL indicizzati e degli errori. Un picco di errori 404 può segnalare link interrotti, spesso dovuti a un cambio nella struttura URL o a un reindirizzamento mancato. Se ristrutturi le URL, imposta sempre redirect 301 dalle vecchie alle nuove.

Cerca anche errori “soft 404” (URL che restituiscono un contenuto ma vengono considerati come pagine non trovate) e problemi di “tag noindex” applicati per errore a pagine importanti. Una struttura URL coerente riduce il rischio di questi errori.

Analisi della Performance con l’Esploratore URL

Usa lo strumento “Esploratore URL” per vedere come Googlebot accede a una specifica pagina. Se l’URL è errato o la pagina non è raggiungibile, lo saprai subito. Questo è particolarmente utile quando pubblichi nuovi contenuti: verifica che l’URL generato sia corretto e che la pagina sia inizialmente scoperta da Google.

Checklist Operativa per la Struttura URL

Per assicurarti che la tua architettura sia solida, segui questi passaggi operativi:

  1. Imposta i Permalink: Vai su Impostazioni > Permalink e scegli “/%postname%/” (o la variante che meglio si adatta).
  2. Rinomina le Pagine Esistenti: Se hai pagine con URL complicati (es. www.example.com/?page_id=10), modifica lo “slug” nel editor di WordPress per renderlo leggibile.
  3. Verifica i Menu di Navigazione: Assicurati che i menu riflettano una struttura logica, senza collassi di 20 link in un solo menu.
  4. Implementa Sitemap XML: Una sitemap aiuta i crawler a scoprire le tue pagine. Se usi un plugin SEO, ne genererà una automaticamente. Verifica che sia presente in Google Search Console.
  5. Testa i Redirect: Se cambi un URL, assicurati che il redirect 301 sia attivo e che non porti a catene di reindirizzamento.

Common Mistakes e Rischi da Evitare

Uno degli errori più comuni è la creazione di contenuti duplicati a causa di parametri di URL (es. filtri in e-commerce). Altre trappole includono l’uso di tag troppo generici che creano archivi inutili, o la pratica di creare pagine “boilerplate” con contenuti simili per ogni servizio, solo cambiando il nome della città, un approccio che Google può penalizzare per scarso valore originale.

Un altro rischio è l’over-ottimizzazione: forzare parole chiave in ogni parte dell’URL rende la struttura poco naturale e sospetta. L’URL deve essere un riflesso logico del contenuto, non una lista di keyword.

Casi d’Uso per PMI e PA

Per una PMI con una dozzina di servizi e un blog attivo, un’architettura basata su categorie di servizio (es. /consulenza-servizi/it/ per il mercato italiano) è efficace. Per una PA (come un Comune), la struttura deve riflettere la gerarchia istituzionale: ad esempio, /comune/dipartimenti/ e /comune/servizi-cittadini/, con URL chiari e accessibili anche a chi non è un esperto web.

Generare Contenuti con Logica Cluster

La struttura URL supporta direttamente la strategia di topical authority. Se, come Culture Digitali, punti a posizionarti su “AI per la PA”, avrai una pagina pilastro come /soluzioni/ai-per-la-pa/ e articoli satelliti collegati, come /blog/automazione-processi-pa/. L’URL stesso mostra la relazione tra i contenuti.

CTA: Come Potremmo Aiutarti

Un’architettura e una struttura URL errate possono minare tutti gli sforzi SEO successivi. La nostra consulenza tecnica per WordPress include un’analisi approfondita della tua struttura, del file robots.txt, e un piano di ottimizzazione completa per migliorare l’indicizzazione e il posizionamento su Google.

Chiedi un’analisi SEO tecnica per il tuo sito WordPress. Contattaci per una valutazione personalizzata e scopri come ottimizzare l’architettura del tuo sito.

Conclusioni e Prossimi Step

Investire tempo nella progettazione di un’architettura e una struttura URL chiara è uno dei moltiplicatori di forza più sottovalutati della SEO tecnica. È un lavoro di fondazione che, una volta completato, semplifica tutto il resto. Inizia con le impostazioni di base in WordPress, analizza i dati di Search Console e correggi gli errori che emerge. Un sito ben strutturato è più facile da scalare, più robusto e, soprattutto, più performante in termini di visibilità.

Taxonomy SEO: Gestione categorie, tag e CPT

Taxonomy SEO: Gestione categorie, tag e CPT

La struttura del sito è la colonna portante della SEO tecnica per WordPress. Un taxonomy disordinata appesantisce l’architettura informativa, confonde i motori di ricerca e diluisce il potenziale di posizionamento delle pagine chiave. Gestire categorie, tag e Custom Post Type (CPT) in modo strategico è essenziale per un’indicizzazione pulita e mirata.

Categorie vs. Tag: uso corretto e ottimizzazione

Le categorie sono tassonomie gerarchiche, ideali per suddividere i contenuti in macro-aree semantiche. Ogni articolo dovrebbe appartenere a una categoria principale e, se necessario, a una secondaria. Mantieni il numero di categorie generali limitato (5-10) per evitare una struttura troppo complessa. Assicurati che ogni categoria abbia una descrizione (meta description) coerente, che sia ben scritta e includa la keyword di pertinenza.

I tag sono tassonomie non gerarchiche, usate per specificare argomenti correlati a un contenuto. L’errore più comune è crearne troppi, generando pagine archivio “spazzatura” con scarso valore SEO. Limita l’uso dei tag ai concetti strettamente pertinenti e unificabili across i post. Considera di noindexare le pagine archivio tag se non apportano valore utente.

Custom Post Type (CPT): struttura semantica e silos

I CPT (es. “Eventi”, “Progetti”, “Case Study”) consentono di modellare contenuti diversi per tipologia, migliorando l’organizzazione logica del sito. Dalla prospettiva SEO, un CPT ben definito permette di creare “silos” tematici: ogni CPT avrà le sue taxonomie dedicate (categorie o tag custom) e pagine archivio ottimizzate.

Quando implementi un CPT, valuta se è necessario un archivio dedicato (es. /progetti/) e se è il caso di renderlo indicizzabile. Spesso, l’archivio di un CPT deve essere noindexato se non ha contenuti sufficienti o se duplica informazioni già presenti in altre pagine. Usa i CPT per raggruppare contenuti che rispondono a intent di ricerca specifici e commerciali, migliorando l’esperienza utente e la pertinente semantica del sito.

Checklist operativa per ottimizzare le taxonomy

  • Verifica che ogni categoria abbia una URL pulita (slug breve e descrittivo) e una meta description unica.
  • Controlla che le pagine archivio categorie siano ottimizzate (titolo, meta description, contenuto introduttivo se possibile).
  • Valuta l’opzione noindex per i tag se i loro archivi sono privi di valore aggiunto per l’utente.
  • Per i CPT, definisci una struttura di URL chiara (es. /progetto/nome-progetto/) e assicurati che i singoli elementi siano ben linkati tra loro.
  • Mappa la struttura: ogni CPT dovrebbe servire un’intento specifico e non sovrapporsi semanticamente alle categorie principali.

Una taxonomy ben oliata riduce il rischio di contenuti duplicati e di cannibalizzazione delle keyword, orientando i crawler verso le pagine che contano davvero per il tuo business.

Breadcrumbs e navigazione strutturata per il crawling

Breadcrumbs e navigazione strutturata per il crawling

Le breadcrumbs (briciole di pane) non sono solo un aiuto per la navigazione dell’utente, ma un segnale SEO cruciale per Googlebot. Una struttura a chiarezza gerarchica (Home > Categoria > Sottocategoria > Articolo) permette al crawler di comprendere rapidamente l’architettura del sito e le relazioni tra le pagine, migliorando l’efficienza dell’indicizzazione.

Per implementarle correttamente in WordPress:

* **Struttura semantica HTML:** Ogni elemento del percorso dovrebbe essere un tag `` (tranne l’ultimo, l’attuale pagina, che è un ``) all’interno di un `